martedì 30 giugno 2009
lunedì 29 giugno 2009
domenica 28 giugno 2009
Mappatura fisica
Mercoledì 17 giugno
Da Corviale a Stazione Aurelia.
1. Sandalo sinistro


Legenda
Biglietto atac: arrivo in autobus a Corviale.
Biglietto “Da Bombardiere - Bar Pizzeria”, bustina di zucchero: prendiamo un caffè aspettando di essere tutti.
Pezzo di gruccia per panni: visitiamo il complesso di Corviale.
Forchetta, paglia: attraversiamo un campo di erba secca, dove vediamo anche un cavallo.
Osso: sentiero arido dopo la tenuta Massimi.
Chicco di grano: camminando sul sentiero, alla nostra sinistra si apre un campo di spighe gialle.
Ambre magique: camminiamo lungo Via della Pisana.
Foglia: siepi curate del complesso privato dal quale ci cacciano.
Pietra: cantiere abbandonato.
2. Sandalo destro


Legenda
Pera: dolmen di pere e sassi appena usciti dal cantiere.
Spiga e finocchietto selvatico: scavalchiamo la protezione della strada per raggiungere i campi.
Frammento tufaceo: camminiamo tra aride collinette di terra secca, davanti a noi, in lontananza, un complesso di case in costruzione.
Fiore: siepi fiorite molto curate delle ville lungo la strada per raggiungere Via del Casale Lumbroso.
Carta di gelato: ci fermiamo a fare il punto della situazione in un bar.
Vetro: segni di un incidente in Via di Brava.
Cd: camminiamo lungo Via Aurelia. Margherita 2: «S’è finitooo!».
FRANCESCA
Da Corviale a Stazione Aurelia.
1. Sandalo sinistro
Biglietto atac: arrivo in autobus a Corviale.
Biglietto “Da Bombardiere - Bar Pizzeria”, bustina di zucchero: prendiamo un caffè aspettando di essere tutti.
Pezzo di gruccia per panni: visitiamo il complesso di Corviale.
Forchetta, paglia: attraversiamo un campo di erba secca, dove vediamo anche un cavallo.
Osso: sentiero arido dopo la tenuta Massimi.
Chicco di grano: camminando sul sentiero, alla nostra sinistra si apre un campo di spighe gialle.
Ambre magique: camminiamo lungo Via della Pisana.
Foglia: siepi curate del complesso privato dal quale ci cacciano.
Pietra: cantiere abbandonato.
2. Sandalo destro
Legenda
Pera: dolmen di pere e sassi appena usciti dal cantiere.
Spiga e finocchietto selvatico: scavalchiamo la protezione della strada per raggiungere i campi.
Frammento tufaceo: camminiamo tra aride collinette di terra secca, davanti a noi, in lontananza, un complesso di case in costruzione.
Fiore: siepi fiorite molto curate delle ville lungo la strada per raggiungere Via del Casale Lumbroso.
Carta di gelato: ci fermiamo a fare il punto della situazione in un bar.
Vetro: segni di un incidente in Via di Brava.
Cd: camminiamo lungo Via Aurelia. Margherita 2: «S’è finitooo!».
FRANCESCA
sabato 20 giugno 2009
Nastro celeste
Casale abbandonato della famiglia Torlonia lungo Via di Castel di Leva
I nastri da lei usati sono infatti simboli, l’equivalente materiale di significati immateriali, come la fiducia reciproca, il desiderio di dialogare e confrontarsi con gli altri, l’apertura mentale, lo spirito di amicizia e di collaborazione. I simboli si presentano come un anfibio che vive, congiuntamente nel mondo interno dell’uomo sottoforma di idee, valori, sentimenti, emozioni, e in quello esterno, dove assumono la forma di un veicolo materiale qualunque [...] e, proprio per questo, sono lo strumento più efficace di mediazione tra questi due ambienti diversi. Essi sono efficaci, dunque, proprio se, e in quanto riescono a mantenere quella loro natura anfibia, il che significa che debbano innescare movimenti in una duplice direzione: dal mondo interiore dell’uomo verso il mondo esterno, come riflessione e attività dei soggetti, individuali o collettivi, che si insinuano all’interno di esso, provocando effetti e conseguenze tangibili; e come azione che nasca al di fuori di questo mondo interiore e sia recepita da quest’ultimo radicandovi in profondità nuovi concetti e nuove emozioni, tanto forti da riuscire a spostare il confine della mente e del corpo rispetto alla loro posizione abituale, cioè di innescare specifici effetti su/nella realtà.
Silvano Tagliagambe, La politica alta cammina su un intreccio di fili colorati, in A. GRILLETTI MAGLIAVACCA, Ulassai. Da ‘Legarsi alla montagna’ alla ‘Stazione dell’arte’, Cagliari, Arte Duchamp, 2006, pp. 37-43: pp. 37-38.
I nastri da lei usati sono infatti simboli, l’equivalente materiale di significati immateriali, come la fiducia reciproca, il desiderio di dialogare e confrontarsi con gli altri, l’apertura mentale, lo spirito di amicizia e di collaborazione. I simboli si presentano come un anfibio che vive, congiuntamente nel mondo interno dell’uomo sottoforma di idee, valori, sentimenti, emozioni, e in quello esterno, dove assumono la forma di un veicolo materiale qualunque [...] e, proprio per questo, sono lo strumento più efficace di mediazione tra questi due ambienti diversi. Essi sono efficaci, dunque, proprio se, e in quanto riescono a mantenere quella loro natura anfibia, il che significa che debbano innescare movimenti in una duplice direzione: dal mondo interiore dell’uomo verso il mondo esterno, come riflessione e attività dei soggetti, individuali o collettivi, che si insinuano all’interno di esso, provocando effetti e conseguenze tangibili; e come azione che nasca al di fuori di questo mondo interiore e sia recepita da quest’ultimo radicandovi in profondità nuovi concetti e nuove emozioni, tanto forti da riuscire a spostare il confine della mente e del corpo rispetto alla loro posizione abituale, cioè di innescare specifici effetti su/nella realtà.
giovedì 18 giugno 2009
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